Sotto ai fiori si cela la cenere
L’estate porta con sé festival, convivialità e una leggerezza mai superficiale. L’uomo, però, è per natura sospettoso di ciò che è unicamente rosa: vive con la convinzione che sotto i fiori si celi la cenere, e ciò che sembra una fiaba possa rivelarsi, all’improvviso, una tragedia. Da questa inquietudine nasce un genere cinematografico ben preciso: il folk-horror, il quale vuole evocare la paura per ciò che deriva da rituali antichi, dall’isolamento sociale e, spesso, vuole sottolineare la differenza tra il mondo moderno e quello delle società tradizionali. L’abitudine di descrivere ciò che è lontano da noi sotto una luce inquietante è antica quanto l’umanità. Un esempio, che deriva dalla letteratura classica, è quello del ‘’De Bello Gallico’’ di Giulio Cesare. Adesso, non voglio dire che quest’opera sia un antico predecessore del genere folk-horror, Cesare si rivolterebbe nella tomba, ma, se avrete un po’ di pazienza, vi spiegherò come quest’ultimo ne abbia in parte preso ispirazione. Per farla breve, nell’opera si racconta della guerra tra Romani e Galli: due società antiche e strutturate ma diversissime tra loro, quasi aliene l’una con l’altra. Nel commentario, Giulio Cesare descrive i Galli come un popolo profondamente diverso dai Romani. Particolare attenzione viene riservata ai Druidi, sacerdoti che amministravano la giustizia, custodivano il sapere religioso e praticavano rituali che apparivano misteriosi agli occhi dei Romani. Cesare racconta anche di sacrifici umani compiuti all’interno di gigantesche strutture antropomorfe fatte di legno e ramoscelli, i cosiddetti “uomini di vimini”; secondo il suo racconto le vittime erano bruciate vive come offerta per placare le divinità e rendere fertile il raccolto.
L’eredità dell’uomo di vimini
Al di là dell’attendibilità storica del racconto, il mito degli uomini di vimini è stato d’ispirazione per un cult del folk-horror: The Wicker Man (1973). Un poliziotto britannico indaga sulla scomparsa di una giovane ragazza a Summerisle, una remota isola al largo delle coste della Scozia, per poi accorgersi di trovarsi in una società completamente diversa da quella a cui è abituato. Ai bambini a scuola viene insegnata la cultura pagana, la sessualità è vissuta molto più apertamente e gli abitanti praticano riti in onore degli dei della natura e della terra. Il culmine narrativo si ha durante il May Day, coincidente con il Beltane, uno dei quattro cardini del calendario celtico, che cade perfettamente tra l’equinozio di primavera e il solstizio d’estate. I Celti dividevano l’anno in due grandi metà e il Beltane rappresentava la transizione dalla stagione oscura a quella luminosa. Nel racconto cinematografico rappresenta anche il momento in cui il protagonista, convinto di essere al comando, si ritrova invece ad essere la perfetta vittima sacrificale per l’uomo di vimini, avendone tutte le caratteristiche: credente di un’altra divinità, casto, investito di autorità e arrivato di sua spontanea volontà.
Là dove il sole non tramonta mai
Se pensate che il genere Folk-Horror si limiti agli anni ’70 vi sbagliate di grosso, altri registi hanno avuto l’idea di prendere delle festività estive realmente esistenti e di trasformarle in un incubo. Uno dei risultati più recenti è un film del 2019, ‘’Midsommar’’. La cosa più interessante è che il Midsommar è in realtà una delle feste più importanti della Svezia e viene festeggiata attorno al solstizio d’estate. Le persone si riuniscono all’aperto, decorano un palo con dei fiori, denominato midsommarstång, indossano ghirlande floreali e danzano in cerchio, in un’atmosfera di convivialità. Ma, cosa succederebbe se in una festa bucolica e idilliaca si nascondesse qualcosa di profondamente oscuro? Questa è la premessa sulla quale si basa il film: l’orrore non arriva mai dal buio, ma da una luce abbagliante. Niente ombre, niente jumpscare, nessun mostro nascosto in cantina; solo prati fioriti, vesti bianche e sorrisi gentili che, minuto dopo minuto, diventano sempre più difficili da sostenere.
Tra artigianato, profumi e… Incantesimi
Questi racconti mi portano indietro alla mia infanzia, quando, religiosamente, ogni anno andavo a San Giovanni in Marignano (un piccolo comune in provincia di Rimini) in occasione della festa delle streghe. Ricorrenza annuale attorno al solstizio d’estate: bancarelle, spettacoli e ottimo cibo. Il pubblico di riferimento sono le famiglie ma ciò non vi vieta, se vi trovaste nei paraggi, di fare una tappa imprevista a San Giovanni in Marignano (invece della solita notte rosa). Vi dirò di più, ai bambini è particolarmente gradita questa ricorrenza per attività come il trucca-bimbi e altre attività volte ad intrattenere i più piccoli ma l’esperienza può essere apprezzata a pieno da adulti, in quanto si tratta di un viaggio immersivo tra folklore, artigianato, simbolismo e spettacoli di artisti provenienti da tutto il mondo (tutti i cinque sensi saranno pienamente soddisfatti da questa esperienza). Come da tradizione, l’ultima notte rappresenterà il culmine dell’esperienza. Dopo la grande parata guidata dalle streghe, il pubblico sarà accompagnato all’alveo del torrente per assistere al Rito del Fuoco, il momento più simbolico della festa.
Il folk-horror non ha bisogno di isole scozzesi o di villaggi svedesi: gli basta una festa di paese, un falò, una tradizione che diamo per scontata. Non inventa nulla: prende qualcosa che esiste davvero e lo osserva da un’angolazione diversa. Un po’ come quando da bambini un posto immerso nella natura ci sembra un luogo perfetto per giocare e da adulti, tornandoci di nuovo, iniziamo improvvisamente a notare tutt’altro. Alla fine, quando il falò si è spento, e le leggende tornano ad essere soltanto leggende, ci ricordiamo che le tradizioni estive sono occasioni per stare insieme, raccontare storie e celebrare la stagione più calda dell’anno.