The Secure Marketer – #3

Esiste una parola che il reparto IT pronuncia più spesso di qualsiasi altra quando parla del reparto Marketing: urgente. Ogni richiesta è urgente, ogni accesso è necessario subito, ogni integrazione non può aspettare. Dal punto di vista di chi deve valutare i rischi tecnici di ogni nuova operazione, questa pressione costante è uno dei fattori di stress più sottovalutati nella vita quotidiana di un dipartimento IT.

Ma esiste anche il punto di vista opposto. Dal lato del Marketing, IT è spesso percepito come un ufficio la cui risposta predefinita è “no”: lento, burocratico, spesso senza una spiegazione comprensibile, che arriva quando la finestra di opportunità si è già chiusa.

Entrambe le percezioni contengono una parte di verità. Il problema non è chi ha ragione, ma il processo di richiesta e di risposta tra i due reparti, quasi sempre mal progettato.

Il “no” di default e i suoi costi

Quando IT nega una richiesta del Marketing (un nuovo strumento, un accesso ampliato, un’integrazione con una piattaforma esterna) lo fa quasi sempre per ragioni legittime. Il problema è che quelle ragioni raramente vengono spiegate in modo che il Marketing possa capirle e agire di conseguenza.

Un “no” senza contesto non è una risposta: è un muro. E i muri si aggirano.

Il fenomeno dello shadow IT (cioè l’adozione di strumenti e servizi tecnologici al di fuori dei canali ufficiali) nasce quasi sempre da questo punto. Il Marketing non riesce a ottenere quello di cui ha bisogno nei tempi che la propria attività richiede, e trova una soluzione alternativa. Quella soluzione non è stata valutata da IT, non rispetta necessariamente le policy di sicurezza, e crea vulnerabilità che nessuno conosce.

Il “no” non protegge l’azienda se la risposta pratica di chi lo riceve è aggirarlo.

Cosa rende una richiesta ragionevole

Il problema spesso non è la richiesta in sé, ma il modo in cui viene formulata. “Abbiamo bisogno di accesso ai dati degli utenti per la campagna” è una richiesta che IT non può valutare: è troppo vaga, mancano le specifiche tecniche, non è chiaro il perché, non è definito il perimetro.

Una richiesta ragionevole contiene alcune informazioni minime: quale strumento o accesso viene richiesto, per quale scopo specifico, per quanto tempo, chi ne avrà accesso e con quale livello di privilegio. Non si tratta di burocrazia, ma di dare a IT le informazioni necessarie per fare una valutazione reale invece di un blocco precauzionale.

Molte aziende che hanno risolto questo problema lo hanno fatto in modo semplice: creando un template di richiesta condiviso, costruito insieme da IT e Marketing. Non un modulo complicato, ma uno strumento che traduce le esigenze operative del Marketing in informazioni utili per la valutazione tecnica di IT.

Come IT può dire “no” meglio

Dire “no” è a volte la risposta corretta. Ma il modo in cui viene detto fa una differenza enorme.

Un “no” efficace spiega il problema specifico che rende la richiesta impossibile o rischiosa, propone un’alternativa (anche parziale) che permette al Marketing di raggiungere il proprio obiettivo in modo compatibile con i requisiti di sicurezza, e definisce cosa dovrebbe cambiare nella richiesta perché la risposta possa diventare un “sì”.

Un “no” di questo tipo non è un blocco: è una negoziazione in grado di produrre risultati.

IT ha anche un interesse diretto a migliorare questo processo. Ogni richiesta bloccata che viene aggirata attraverso lo shadow IT è un problema di sicurezza reale che IT dovrà gestire in futuro, probabilmente in condizioni peggiori e con meno controllo.

Il Marketing deve fare la propria parte

La responsabilità non è tutta di IT. Il Marketing ha un ruolo attivo nel costruire un processo di richiesta funzionante.

La prima cosa è la pianificazione. La maggior parte delle richieste urgenti non sono davvero urgenti, sono richieste che potevano essere anticipate e non lo sono state. Un calendario condiviso delle campagne, con le relative esigenze tecniche previste con almeno qualche settimana di anticipo, riduce drasticamente la pressione sul processo di approvazione.

La seconda è la conoscenza minima. Non si chiede al Marketing di diventare esperto di sicurezza informatica. Si chiede di capire perché certe richieste sono più sensibili di altre, perché accedere ai dati di terzi è diverso da usare un tool interno, perché alcune integrazioni richiedono più tempo di valutazione. Questa conoscenza minima cambia il modo in cui le richieste vengono formulate.

La terza è la fiducia nel processo. Se IT ha detto “sì” in passato dopo una valutazione, significa che il processo funziona. Continuare a premere per avere risposte immediate su richieste complesse non accelera le cose, anzi le rallenta, perché aumenta il carico su chi deve rispondere.

Il punto di equilibrio

Il rapporto tra IT e Marketing non è un rapporto tra chi blocca e chi viene bloccato. È un rapporto tra due reparti che hanno esigenze reali e spesso in tensione, e che devono trovare un modo per coesistere senza che uno dei due paghi sistematicamente il prezzo dei compromessi.

Il punto di equilibrio non si trova da solo: si costruisce insieme, con processi chiari, comunicazione diretta e la disponibilità reciproca a capire le ragioni dell’altro.

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